Parrocchia
La Parrocchia di San Prosdocimo accoglie la comunità di Villanova di Camposampiero con fede, preghiera e condivisione. Un cammino comune, tra tradizione e presenza viva sul territorio.
I segni delle modifiche nella trasformazione dalla forma basilicale a quella a capanna.
Pieve di San Prosdocimo oltre Brenta
Il documento più antico che con certezza nomina la nostra chiesa è il testamento di Speronella Dalesmanini del 2 ottobre 1192 con il quale, tra le innumerevoli volontà e donazioni, lasciò 100 soldi alla “Pieve di San Prosdocimo”. Tra la quarantina di chiese alle quali fa donazioni in denaro, l’unica chiamata “pieve” senza specificazione di luogo è la nostra; tutte le altre sono chiamate: “chiesa di…” seguite dal nome del luogo e questo perché “Pieve di San Prosdocimo” indicava anche il luogo. “Villanova” nel nostro territorio anticamente era una località limitrofa ma diversa.
Anticamente la Chiesa e la parrocchia erano chiamate “Pieve di San Prosdocimo oltre Brenta”.
La denominazione “pieve” – che deriva dal latino “plebs” che significa “plebe”, “popolo” – indicava, in origine, la comunità dei battezzati di un territorio molto vasto e la relativa unica chiesa dotata di fonte battesimale e di cimitero. Con lo sviluppo della popolazione, dalla fine del X secolo fino al XII (grosso modo dal 950 al 1200) nel territorio della pieve sorsero nuovi paesi e con essi nuove cappelle dipendenti dalla pieve dette “cappelle filiali” e la pieve fu chiamata “chiesa matrice”. La principale prerogativa della pieve era l’amministrazione del battesimo e per questo era detta anche “chiesa battesimale”. In origine i sacerdoti abitavano tutti nella pieve e da essa si recavano alle varie cappelle; per questo la pieve era detta anche “collegiata con canonici”; il titolare era detto “arciprete” titolo che conserva ancora oggi. Con l’andare del tempo le cappelle divennero indipendenti dotandosi anch’esse di fonte battesimale, di cimitero e di un sacerdote stabile che fu chiamato parroco mentre il territorio della cappella fu detto parrocchia.
Il testamento di Speronella certifica l’esistenza della pieve nel 1192, ma da quanto tempo esisteva? Basandosi erroneamente sul toponimo “Villanuova” – quello esatto era “Pieve di San Prosdocimo” – quasi tutti gli storici facevano risalire l’origine della pieve al periodo romanico cioè, intorno al 1000.
Questo fino a quando la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Archeologici del Veneto non cominciò i lavori di restauro dell’edificio. Da essi emerse che la chiesa assunse la forma attuale intorno al 1780. In origine, cioè intorno al 1000, l’edificio aveva forma basilicale a tre navate su pilastri quadrangolari con abside semicircolare, la navata centrale più ampia e più alta con le finestre e quelle laterali più basse.
Nel tempo subì delle trasformazioni: tra il 1200 ed il 1400 furono realizzati l’abside attuale rettangolare ampliando quella semicircolare, il transetto, facendole assumere la pianta a croce latina, e la sagrestia; tra il 1500 ed il 1700 fu modificato il presbiterio ampliando lo spazio occupato dall’altare; infine, intorno al 1780 la chiesa fu profondamente modificata ed assunse l’aspetto attuale: i pilastri di epoca romanica furono sostituiti da quattro pilastri allargati per sostenere l’aumento della spinta del tetto uniformato a due falde alzando le navate laterali e nel presbiterio furono inseriti i gradini in marmo e la balaustra.
Con la costruzione della nuova chiesa tra il 1953 ed il 1956 – fu inaugurata il 14 ottobre 1956 – la vecchia chiesa, cioè la pieve, fu abbandonata diventando un magazzino. Terminata la chiesa nuova e pagati i debiti, nei primi anni Sessanta del Novecento il parroco di allora decise di iniziare la costruzione dell’asilo infantile ospitato fino allora nelle Scuole della Dottrina Cristiana. La vecchia chiesa non serviva più ed il parroco chiese alla Soprintendenza l’autorizzazione alla sua demolizione che, naturalmente bocciò sonoramente l’idea consentendo solo la demolizione del braccio sinistro del transetto la cui superficie fu occupata dalla vasca in cemento per la sabbia per i giochi dei bambini dell’asilo nuovo che nel frattempo era stato costruito.
La vecchia chiesa era in completo abbandono e manifestava, con il passare del tempo, segni sempre più preoccupanti di degrado finché, nei primi anni duemila non fu interessata la Soprintendenza che assunse l’iniziativa e che portò, nel 2004, all’inizio dei lavori mettendo in sicurezza il tetto. L’anno dopo effettuò la prima campagna di scavi archeologici nella zona del transetto sinistro demolito, nel presbiterio e nella zona antistante il presbiterio.
Nella zona del transetto demolito sono emerse le fondazioni della prima chiesa di Villanova risalente all’epoca preromanica (VIII – X secolo, cioè tra il 700 ed il 1.000); si tratta di una cappella o piccola chiesa a pianta rettangolare, chiusa ad est da due absidi. La pianta della chiesa non è stata completamente identificata, in quanto l’edificio è stato completamente spianato e le fondazioni parzialmente demolite in seguito alla costruzione della chiesa romanica. Questo edificio, del quale non era conservata alcuna notizia a livello storico e documentario, doveva presentare un presbiterio con pavimentazione a mosaico, come dimostrato dalle molte tessere musive lapidee rinvenute nell’area delle absidi.
In tutta questa zona, e nella zona antistante al presbiterio tra i due pilastri sono stati rinvenuti reperti di epoca tardo romana, cioè tra il 300 ed il 600 d. Cr.; in tutta la chiesa ci sono moltissimi mattoni romani reimpiegati. Questo significa che già in epoca romana (non dimentichiamo che siamo in pieno Graticolato Romano) e prima del diffondersi del cristianesimo nel nostro territorio, il sito dell’antica chiesa doveva essere un luogo frequentato perché luogo sacro come potrebbe essere stato un cimitero o un luogo di culto.
Per saperne di più si veda, nel sito www.pievesanprosdocimo.it: “Pieve di San Prosdocimo oltre Brenta in Villanova di Camposampiero (PD) – MINIGUIDA – Note essenziali per una visita”
oppure:
Luciano Biasiolo (a cura di), La Pieve di San Prosdocimo oltre Brenta in Villanova di Camposampiero (PD) restaurata, Parrocchia di Villanova di Camposampiero (Diocesi di Padova) 2018. (Esaurito; lo si trova in biblioteca a Villanova).
Nuova chiesa parrocchiale
L’edificio è navata unica ed è preceduto da un Altissimo portico, limitato da sei pilastri con capitelli in marmo che sostengono archi a tutto sesto.
La facciata principale presenta il portale, sovrastato da una finestra circolare per il passaggio della luce.
Sulle lunette sopra le porte di entrata sono stati collocati tre mosaici con Gesù Maestro al centro, la Vergine e San Prosdocimo ai lati.
La chiesa custodisce dei piccoli gioielli. Innanzitutto i 5 altari in marmo, come pure il tabernacolo dell’altare Maggiore con alto ciborio di marmi raffinati punto interessante l’altare dedicato a Sant’Antonio da Padova, con quattro angeli in pietra che coronano la statua del Santo.
Erano presenti fino a qualche anno fa due tele di scuola Veneta dei secoli XVII e XVIII secolo.
Dietro l’altare maggiore si trovava l’organo (dopo il recente restauro è stato posto nel luogo originale nell’antica pieve).
Sopra è stato posto un grande mosaico rappresentante la resurrezione punto l’opera occupa quasi interamente l’abside della chiesa era e raffigura il Cristo risorto che scende al cielo.
Oratorio del Santo Rosario a Mussolini
A Villanova vi erano altri oratori, di questi resta soltanto quello del Santo Rosario a Mussolini.
Ci sono note storiche di questo oratorio fin dai primi del 1600.
L’altare richiama direttamente gli altari della chiesa parrocchiale di Villanova, la pala è una tela di buona mano e abbastanza ben conservata.
Il piccolo campanile è elegante e l’insieme è armonioso.